Amazon a zero emissioni inquinanti

Entro il 2040 il colosso web diventerà green.

Amazon costruirà impianti di produzione di energia alternativa entro il 2040

Anche il cloud inquina e nell’era di Greta Thunberg e dei Fridays for Future, l’imperativo per ogni azienda e ogni settore è ridurre l’impatto sull’ambiente. Jeff Bezos ha detto di voler fare di Amazon un’azienda in linea con gli accordi di Parigi sulle emissioni zero.

“Se ci riesce un’azienda delle dimensioni della nostra, tutti possono riuscirci” osserva Peter DeSantis, Vice President Global infrastructure AWS, sul palco del Sands Expo.

La timeline è serrata: nel 2024 l’80% dell’energia arriverà da fonti rinnovabili, per arrivare all’obiettivo finale del 2040 con zero emissioni da fonti provenienti dalla combustione del carbone.

Per farlo, Amazon costruirà impianti di produzione di energia alternativa al di fuori degli Stati Uniti e dell’Europa. Nel suo keynote, DeSantis annuncia sei nuovi progetti che vedranno la luce anche in Australia: cinque infrastrutture per la produzione di energia solare e un parco eolico, per un totale di 711 MW di potenza, che aggiunta alla rete già esistente porta Amazon a produrre 1273 MW di energia pulita.

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“Maggiori investimenti nelle energie rinnovabili sono un passo fondamentale per affrontare la sfida e raggiungere l’obiettivo di zero emissioni per noi di Amazon. Ma è chiaro – avverte – che non basta avere energia pulita al 100% per arrivare al traguardo. Per il nostro business, ad esempio, abbiamo bisogno di utilizzare gli aerei, in modo da trasportare le merci ordinate dai clienti. E gli aerei oggi sono alimentati a carburante”, ha concluso, invitando le altre grandi aziende mondiali a fare la loro parte.

Questo documentario vuole essere una testimonianza della fragilità del nostro pianeta, ma anche uno sprone ad agire subito per effettuare un cambio di rotta ma anche necessario per il futuro. Basterebbe smettere subito di utilizzare combustibili fossili perché la temperatura della Terra iniziasse a diminuire, tornando in poco tempo a una situazione di normalità. Basterebbe anche di poco ridurre l’alimentazione onnivora, per fare molto altro.

Grazie dell’attenzione, Paul D. Dramelay

Articolo tratto da laStampa.it